CAPALBIO
UBICAZIONE
Capalbio è il comune più a Sud della Toscana ed è raggiungibile da Castiglione della Pescaia in un’ora circa di auto.
Il paese Confina a nord e a est con il comune di Manciano, a sud-est con il comune laziale di Montalto di Castro, a ovest con il comune di Orbetello; a sud, è bagnato dal Mar Tirreno: presso il litorale, si trova il Lago di Burano, un bacino lacustre costiero.
DESCRIZIONE
Il paese ha i connotati e presenta un assetto urbanistico tipico dei borghi medioevali. Il più antico documento che cita Capalbio, è la bolla Leonino Carolingia con la quale Carlo Magno, donava il Castello dell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma.
Alcuni studiosi sostengono invece che il paese era abitato fin dalla più remota antichità, lo conferma anche il ritrovamento di tombe dell’età del bronzo e arcaiche.
Dall’805 il paese ha seguito le vicende del patrimonio dell’Abbazia delle Tre Fontane.
Agli inizi del 1300 il Castello era sottoposto al dominio di una famiglia signorile locale che nel 1305 si alleò con gli orvietani contro gli Aldobrandeschi di santa Fiora e i Baschi di Montemerano.
Venuta meno l’autorità politica degli orvietani, Capalbio fu concesso dagli Aldobrandeschi di Santa Fiora alla regione di Siena tra il 1339 e il 1345, ma cadde in seguito sotto il dominio degli Orsini.
Intorno al 1400 venne definitivamente conquistata dai senesi; da questo periodo risalgono i cimeli più interessanti ed artistici del paese. Nel 1555 le truppe spagnole conquistarono Capalbio e da questo momento, iniziò la decadenza economica e demografica del paese. La malaria rendeva inospitale la zona e gli spagnoli non la tolleravano dal punto di vista strategico militare perché poteva essere una roccaforte ai confini con lo Stato dei Presidi.
Il passaggio successivo del Granducato di Toscana dei Medici ai Lorena, segnò per Capalbio la perdita dell’autonomia amministrativa.

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In questo periodo di disastrosa situazione sociale, si aggiunse anche la piaga del banditismo che terrorizzava la Maremma. Ancora oggi si rammentano i nomi dei famosi briganti che spadroneggiavano nelle contrade trovando poi rifugio nelle macchie impenetrabili; uno di questi è Domenico Tiburzi che ha legato parte della sua storia a questo paese.
COSA VISITARE
IL CASTELLO
Non si può parlare della storia di Capalbio senza accennare al castello più antico di Tricosto, oggi detto comunemente Capalbiaccio, di cui avanzano le rovine sul colle sito a nord-ovest. All’interno della struttura è tuttora custodito il famoso pianoforte “di Puccini”, costruito da Conrad Graf risalente, così come indica il numero di serie, ai primi mesi dell’anno 1823.
I suoi strumenti erano famosi per la loro eccezionale stabilità e solidità e, nonostante la loro struttura fosse completamente in legno, raramente sono state rilevate crepe, distorsioni o scollamenti sulle sue opere.
Il lavoro di restauro si è svolto alla fine dell’anno 1994 nella “sala Giacomo Puccini” del castello di Capalbio, che ospitava lo strumento già al tempo dello stesso Puccini. L’umidità relativa di questo ambiente si è mantenuta per tutto il periodo del lavoro, questo fatto ha certamente evitato spacchi e crepe sulla tavola armonica e nella cassa dello strumento.
LE CHIESE
A Capalbio sono rimaste due sole chiese, ma ambedue possiedono dei preziosi dipinti di vero e incontestabile valore. Nell’antico castello, ai piedi del torrione, sorge la chiesa di San Nicola.
Sul fianco destro della chiesa si eleva la torre campanaria, le cui bifore permettono di datarla al 12° secolo. Nel 1919, il campanile fu riparato e la piccola torre con cupola di stile senese, fu sostituita da una piramide di mattoni intonacata. La pianta della chiesa è rettangolare, con un’ unica navata che termina in un abside a pianta anch’essa rettangolare. Ai lati della navata si aprono delle cappelle poco profonde, non comunicanti tra loro e terminanti con arcate a tutto sesto.
L’ultima parte della navata, insieme al vano con finestra, poggiano su di una singolare costruzione aperta all’estremità e detta “Arco Santo“. L’estremità Ovest dell’Arco Santo è sorretta da un capitello romanico. Le colonne, incassate a metà, dividono l’una dall’altra le cappellette laterali. I capitelli romanici sono decorati da simboli quali racemi di uva, palmette, rosette, foglie stilizzate e su di un capitello si notano anche figure di animali, un’aquila e una leonessa in atto di ruggire, secondo moduli che si ritrovano con una certa frequenza nelle chiese romaniche della campagna toscana e possono essere attribuiti al 12° secolo. La suggestione del tempio, è dovuta in buona parte ai numerosi affreschi delle pareti: di “scuola senese” nelle cappelle di sinistra e di “scuola umbra” nelle cappelle di destra.
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